La Storia

Cenni storici

La presenza della pianta di olivo, nel territorio che ha come riferimento le prime colline a ridosso della “costa adriatica romagnola” (attuali province di Rimini e Forlì-Cesena), ha radici molto lontane che sembrano risalire all’età villanoviana.

L’affermarsi della coltura è stato favorito nei secoli dal clima tipico di questo areale di coltivazione e più temperato rispetto ai territori più a nord della Romagna che risentono di un clima più rigido e tipicamente padano. Il comprensorio brisighellese, in provincia di Ravenna, e alcuni limitati territori collinari della provincia di Bologna rappresentano le uniche eccezioni più a nord, per il loro particolare microclima adatto alla coltura.

Le fonti archivistiche dell’alto Medioevo e quelle successive documentano la coltivazione dell’olivo in forma semi-intensiva in tutti questi territori, unitamente alla presenza di numerose strutture di trasformazione.

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La documentazione settecentesca, che ha come riferimento la “Pratica Agraria” scritta dall’abate Giovanni Battarra, contiene note specifiche sulla preparazione dei terreni e sulle cure agronomiche destinate alla coltura dell’olivo in Regione. Anche lo Stato Pontificio, durante il 1800 riconobbe l’importanza economica della coltura, incentivandone la coltivazione con interventi finalizzati a favorire la realizzazione di nuovi impianti. Tali interventi dovevano servire a mantenere una presenza significativa della coltura, spesso ridimensionata dalle ricorrenti gelate.

I primi dati attendibili relativi alla superficie interessata alla coltivazione dell’olivo in Regione risalgono al 1934 (M.Farina, Rapido sguardo all’olivicoltura riminese, ne L’agricoltura romagnola, 15 febbraio 1934) e documentano la presenza di circa 5.000 ettari di coltura olivicola, dei quali solo 500 ettari in coltura specializzata.

Gli eventi bellici, le gelate del 1956-1985 e 1996 e la diffusione delle coltivazioni estensive (1970-1980) hanno portato a una progressiva scomparsa della presenza dell’olivo sul territorio regionale. I nuovi impianti reallizzati nell’ultimo ventennio (1988-2008), hanno consentito un significativo recupero delle superfici olivicole scomparse nel recente passato.

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